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N°18: SISTEMA PAESE

Un'Italia più forte in un mondo instabile

Stato, mercato e infrastrutture della sovranità strategica

Che cosa significa, oggi, difendere il Sistema Paese? In un tempo segnato da guerre, crisi energetiche, competizione tecnologica e nuove dipendenze strategiche, questa domanda torna al centro del dibattito pubblico con una forza che sembrava essersi smarrita negli anni della globalizzazione più fiduciosa. Non si tratta di riproporre vecchie forme di dirigismo, né di immaginare un ritorno puro e semplice dello Stato imprenditore. Si tratta piuttosto di capire come un Paese avanzato, come l’Italia, possa proteggere i propri interessi essenziali, sostenere la competitività delle proprie imprese e governare trasformazioni che il solo mercato non è in grado di assorbire.

È questo il tema del diciottesimo numero de “leSfide – Non c’è futuro senza memoria”, dedicato al Sistema Paese e alle sue infrastrutture materiali, industriali e strategiche. L’editoriale di Federico Niglia apre il fascicolo richiamando la necessità di una nuova pianificazione strategica per l’Italia, suggerendo politiche diverse da quelle del Novecento, ma non per questo meno necessarie. Dopo la stagione delle privatizzazioni e l’illusione di un mondo in cui gli Stati avrebbero contato sempre meno, il ritorno della mano pubblica appare oggi come una delle condizioni per difendere autonomia, sicurezza e capacità produttiva.

La sezione monografica affronta questo nodo attraverso alcuni casi particolarmente significativi. Fincantieri, Cassa Depositi e Prestiti, Poste, TIM, Leonardo e il Piano Mattei compaiono in questo numero della rivista come luoghi in cui si misura concretamente il rapporto tra Stato, mercato e interesse nazionale. Giovanni Battista Bronzini ricostruisce il ruolo di Fincantieri nella proiezione mediterranea dell’Italia negli anni Ottanta, mostrando come la politica estera abbia bisogno anche di cantieri, competenze tecniche e capacità industriali. Francesco Petrocelli e Federico Riganti leggono invece l’evoluzione di CDP come il segno di una nuova forma di intervento pubblico, meno visibile del vecchio Stato imprenditore ma decisiva nel sostenere investimenti, filiere e autonomia strategica.

Dentro questo stesso percorso si colloca il contributo di Luca Picotti sull’operazione Poste-TIM, interpretata non come semplice vicenda societaria, ma come sintomo di un capitalismo italiano in cui lo Stato azionista continua a svolgere una funzione strutturale. Il caso Leonardo, analizzato da Mattia Sguazzini, porta il ragionamento sulle nuove frontiere della sicurezza: la cybersecurity non è più una materia tecnica riservata agli specialisti, ma una capacità statale che intreccia industria, difesa, diritti, tecnologie dual-use e responsabilità democratica. Filippo Simonelli, invece, guarda al Piano Mattei dal punto di vista delle infrastrutture, interrogandosi sul modo in cui cooperazione con l’Africa, strumenti finanziari, imprese italiane e quadro europeo possano tradursi in progetti duraturi, non limitati alla fase dell’annuncio politico.

La riflessione sul Sistema Paese si allarga poi agli scenari internazionali. Fabio Caffio guarda allo Stretto di Hormuz come a un passaggio obbligato per comprendere la vulnerabilità italiana: libertà di navigazione, sicurezza energetica, presenza navale e approvvigionamenti diventano così parti dello stesso problema strategico. Marco Clementi affronta invece il tema del cibo come strumento di potere, ricostruendo la lunga storia degli aiuti alimentari americani e mostrando come la sicurezza alimentare sia tornata a essere una variabile politica decisiva nel disordine internazionale.

Il numero prosegue interrogando il rapporto tra Italia ed Europa. Fabio De Ninno ricostruisce il passaggio, tra anni Settanta e fine della Guerra Fredda, da una postura militare prevalentemente continentale a una più attenta al Mediterraneo, mentre Benedetta Iperti torna alla storia del socialismo europeo e alla nascita della Confederazione dei Partiti Socialisti della Comunità Europea. In entrambi i casi, il tema di fondo resta lo stesso: la capacità delle culture politiche e delle istituzioni di organizzare risposte collettive davanti a trasformazioni che superano la dimensione nazionale.

Le Lettere dall’Europa e dal Mondo aprono ulteriormente lo sguardo. Dall’Olanda di Federico Castiglioni alla Polonia di Solidarność raccontata da Maddalena Valacchi, da Taiwan analizzata da Stefano Pelaggi all’America Latina riletta da Graziano Palamara, il fascicolo mostra come la questione della sovranità non sia mai astratta. Essa prende forma nei partiti, nei movimenti sociali, nelle identità politiche, nei territori contesi e nelle aree in cui le grandi potenze cercano influenza, risorse e legittimazione.

Chiudono il numero la sezione Lettere dalla Storia e Memoria & Archivio. Dario Ridolfo ripercorre l’iniziativa italiana sul mercato privato in euroscudi, restituendo un tassello del dibattito sull’integrazione monetaria europea. La sezione d’archivio, introdotta da Giovanni Battista Bronzini, riporta invece al centro Francesco Forte e la sua riflessione sul ruolo del pubblico, della disciplina strategica e della modernizzazione italiana. È una chiusura coerente con l’intero fascicolo: guardare alla memoria non per nostalgia, ma per ritrovare strumenti utili a leggere il presente.

Il diciottesimo numero de “leSfide” propone così una riflessione sul Sistema Paese come problema storico e politico ancora aperto.

HANNO CONTRIBUITO A QUESTO NUMERO
Giovanni Battista Bronzini Fabio Caffio Federico Castiglioni Marco Clementi Fabio De Ninno Benedetta Iperti Federico Niglia Graziano Palamara Stefano Pelaggi Francesco Petrocelli Luca Picotti Dario Ridolfo Federico Riganti Mattia Sguazzini Filippo Simonelli Maddalena Valacchi